Il rapporto tra Macedonia del Nord e Bulgaria è entrato in una fase di stallo diplomatico, con il rischio che il contenzioso bilaterale si trasformi in un “conflitto congelato” capace di compromettere ulteriormente il processo di allargamento dell’Unione europea nei Balcani occidentali. A sostenerlo è un’analisi pubblicata dalla stampa macedone, secondo cui l’assenza di una mediazione attiva da parte di Bruxelles starebbe contribuendo ad aggravare le tensioni tra Skopje e Sofia.

Il nodo principale resta il veto bulgaro all’avanzamento del percorso europeo della Macedonia del Nord. La Bulgaria continua infatti a subordinare l’apertura dei negoziati sostanziali all’attuazione degli impegni contenuti nel quadro negoziale approvato dall’Unione europea nel 2022, tra cui l’inserimento della minoranza bulgara nella Costituzione macedone.

Sullo sfondo rimangono inoltre profonde divergenze sull’interpretazione della storia comune e sul riconoscimento della lingua macedone, temi che da anni alimentano le tensioni tra i due Paesi. La Bulgaria negherebbe addirittura l’esistenza del popolo macedone, della lingua macedone e della sua cultura, mettendo in discussione l’identità nazionale macedone.

Secondo l’analisi, la situazione presenta ormai le caratteristiche tipiche di un vicolo cieco diplomatico, Nessuna delle due parti appare disposta a fare concessioni, mentre il dialogo politico procede a rilento. In questo contesto, la Commissione europea è accusata di limitarsi ad applicare il quadro negoziale senza assumere un ruolo di mediazione tra i due governi. Tale critica si inserisce nel più ampio dibattito sul funzionamento del processo di allargamento e sul peso che ha su di questo il principio dell’unanimità.

Nel dibattito europeo prende infatti sempre più spazio l’ipotesi di una riforma del processo di adesione. Tra le proposte discusse figura quella, attribuita al presidente francese Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz, di introdurre una forma di adesione graduale o con diritti limitati, consentendo ai Paesi candidati di entrare progressivamente nelle politiche dell’Unione prima dell’adesione piena. Tuttavia, l’idea continua a dividere gli Stati membri e al momento non esiste una posizione condivisa.

La stampa macedone critica inoltre il diverso approccio adottato dall’Unione europea sulla questione cipriota. Bruxelles ha recentemente nominato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto rappresentante speciale per sostenere il rilancio dei colloqui sulla riunificazione dell’isola, la cui area nord è rivendicata dalla Turchia, affiancando il processo guidato dalle Nazioni Unite. Questa scelta dimostrerebbe che l’Unione dispone degli strumenti diplomatici necessari per svolgere un ruolo di facilitazione quando lo ritiene opportuno.

Al contrario, nel caso del contenzioso tra Macedonia del Nord e Bulgaria, Bruxelles continua a evitare un coinvolgimento diretto. Secondo fonti citate dall’articolo, Skopje avrebbe manifestato al presidente del Consiglio europeo António Costa la disponibilità ad avviare un dialogo con la mediazione dell’Unione europea, seguendo quanto già fatto da un gruppo di intellettuali macedoni nel 2024, che si erano rivolti alle istituzioni europee per lettera. Sofia avrebbe però respinto questa possibilità, ribadendo di non ritenere necessario alcun intermediario.

Le tensioni continuano a riflettersi anche su altri dossier. La Bulgaria è accusata di utilizzare gli strumenti a propria disposizione per ostacolare le ambizioni internazionali della Macedonia del Nord, dal percorso di adesione all’Unione europea fino alla partecipazione ad altre partnership regionali, come l’iniziativa “Tre Mari” volta a rafforzare le infrastrutture, la sicurezza energetica e la connettività lungo l’asse nord-sud dell’Europa centro-orientale.

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